Visita a Cuma - 1e medie

sintesi storica su Cuma e dintorni
Itinerario di visita
alcuni link per approfondire

martedì 13 marzo 2007 - visita al sito di Cuma - 1e medie

Siamo a due passi dai più antichi siti archeologici dell'intera Europa e, come spesso accade, ci passiamo accanto spesso senza conoscerli.
Per questo nei nostri itinerari di formazione e di conoscenza non poteva mancare la visita dell'acropoli di Cuma e delle rovine di questa splendida pagina di storia a cielo aperto.
Una colonia greca che risale a quasi 3000 anni fa, con resti di mura e strade che conservano un fascino unico, un tempio di Apollo progettato nientemeno che dal più famoso architetto della storia antica (Dedalo), gallerie e fortificazioni da lasciare stupefatti ancora oggi. Ecco alcune immagini e qualche appunto per approfondire l'argomento.
Potete anche confrontare il tutto con le foto della gita 2006


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Sintesi storica

Cuma, fondata nell’VIII secolo a.C. da un gruppo di coloni calcidesi, è tra le più antiche aree archeologiche d’Italia. Il luogo, infatti, era stato abitato nell’Età del Ferro e, probabilmente, fin dal periodo del Bronzo finale (XI-X sec. a.C.).
Dell’Acropoli di Cuma restano ancora le mura greche, della fine del V sec. a.C., con rifacimenti successivi in epoca sannitica e sino all’epoca triumvirale romana. All’interno dell’area urbana si trovano i resti del Tempio di Apollo, del Tempio di Giove, la Cripta Romana, i resti di un grandioso edificio termale di età imperiale, dell’Anfiteatro e del Foro, di recente esplorato. Numerosi anche i sepolcri di cittadini Greci e Romani.
Nei pressi si erge l’Arco Felice, a cavallo della via Domitiana che attraversava Cuma e, congiungendosi alla via Appia, metteva in comunicazione Roma con Puteoli (Pozzuoli).
La città, decaduta anche per l’impaludamento del porto, fu rioccupata in età bizantina durante la guerra greco-gotica (VI sec. d.C.) e ancora in epoca longobarda (VII-VIII sec. d.C.), finché non fu distrutta dai Saraceni (IX-X sec. d.C.).
 

Cuma e la Sibilla – storia del recupero archeologico

Cuma è famosa per il cosiddetto Antro della Sibilla, ricordato da Virgilio in alcuni versi dell’Eneide, che si leggono scolpiti in una lapide a lato dell’ingresso, in memoria del vaticinio che la Sibilla avrebbe qui formulato a Enea prima che egli scendesse agl’Inferi per incontrare l’ombra del padre Anchise. Questa attribuzione (oggi considerata erronea) è del Maiuri, che scoprì l’antro nel 1932: in realtà è una lunga galleria scavata nella roccia per scopi militari.
Le prime indagini regolari risalgono al 1853-57 e furono eseguiti dal Conte di Siracusa, fratello di Ferdinando II. Dopo l’unità d’Italia gli scavi proseguirono affidati a privati con la concessione all’inglese Emil Stevens, il quale portò alla luce, tra il 1878 ed il 1893, una grande parte delle necropoli, anche se già ampiamente saccheggiate.
L’analisi dell’acropoli fu oggetto di ricerche parziali cominciate ai primi del Novecento, interrotte allo scoppio della I guerra mondiale e poi proseguite, fra le due guerre, da Gabrici, Spinazzola e Maiuri.
Nel secondo dopoguerra gli scavi si sono concentrati nella città bassa, con l’esplorazione di vari edifici del periodo ellenistico e romano, nonché, di recente, dell’area del Foro, delle mura settentrionali con le necropoli adiacenti e della zona costiera nella quale sono stati individuati il porto e un tempio di Iside.

 

Approfondimento storico

Contrariamente a quanto si possa immaginare, data la instabile natura del territorio, tracce remotissime della presenza umana, vengono fatte risalire già al III millennio a.C.
Ad Ischia infatti, dove svetta imponente la cima dell'antico Epomeo, furono selezionati reperti dell'età neolitica. Non è tuttavia questa famosa isola, l'unica località in cui sono state rinvenute tracce remote della presenza umana.
A Cuma infatti, altro iniziale polo di sviluppo della civiltà flegrea, furono ritrovate, durante gli scavi effettuati dal Conte di Siracusa nel 1852 e quelli operati dallo Stevens nel 1878, in antichissime tombe, suppellettili, stoviglie e altri numerosi reperti pertinenti al rito funebre, che secondo il parere degli studiosi farebbero parte di quegli usi tipici, dei popoli indigeni del Mediterraneo.
Da ciò, quindi, sarebbe dimostrata l'esistenza di una civiltà preellenica, che porta Cuma nella collocazione di quei centri campani come Capua o Nola, che senza alcuna influenza esterna di altri popoli, conobbero un proprio sviluppo.
Risulta però difficile se non impossibile, stabilire con esattezza, a quale stirpe della popolazione mediterranea essi realmente appartenessero ...
La teoria più diffusa è quella secondo la quale, alla originaria popolazione mediterranea, sarebbero succeduti gli Osci, il più antico popolo protostorico della Campania, i quali occuparono l'intera regione.
Questa che appare l'ipotesi più reale trova il conforto della testimonianza di Strabone, il quale asserì che i Calcidesi di Cuma cacciarono, prima d'insediarsi, gli Osci. ...
Secondo altri studiosi invece, all'antica e originaria popolazione, sarebbero succeduti i Cimmeri, i quali abitavano nelle caverne e preferivano creare collegamenti sotterranei a quelli normali, a cielo aperto.
Questa seconda indicazione, sarebbe stata confermata, non solo dai numerosi percorrimenti ritrovati a Cuma, molti dei quali perfezionati ed ampliati in epoche successive, ma la tradizione sarebbe addirittura stata continuata, dalle diverse civiltà insediatesi sul territorio. ...
In conclusione ciò che appare in tutta la sua evidenza, è che prima di ogni possibile influenza, a Cuma come ad Ischia, ci fu un popolo indigeno con propri usi e costumi, sui quali si sono sovrapposti con il passare dei secoli, quelli di altre civiltà, teoria che assume i crismi della certezza, grazie soprattutto ai ritrovamenti archeologici.
(Gianni PICONE"Da Posillipo a Cuma")


Itinerario di visita

  • Si entra attraversando un’ampia galleria scavata nel tufo, si oltrepassa la collina e sulla destra si ha la Cripta Romana, a sinistra ci si dirige nel lungo corridoio della Sibilla.
  • Antro della Sibilla – il corridoio, le aperture (cisterne, cimiteri, catapulte, aerazione, luce), oracolo
  • Crypta Romana, collegava il porto di Cuma al porto Giulio, sistema dei laghi Averno e Lucrino
  • Si imbocca la via sacra che conduce all’acropoli
  • Tempio di Apollo, fondazione greca (Dedalo), rifacimenti sannitici, romani, poi chiesa cristiana, colonne trilobate
  • Tempio di Giove, V sec. a. C., rifatto, fino a diventare basilica dedicata a s. Massimo
  • Nella piana sotto l’acropoli: Il Foro con le terme, il Capitolium

Subito dopo il viale d’ingresso, s’incontra il famoso Antro della Sibilla, accessibile da un piccolo piazzale sulla sinistra. Si tratta di una galleria tufacea rettilinea, alta circa 5 metri e lunga oltre 130, scavata in due diversi momenti: lo scavo più antico è trapezoidale ed è databile forse al IV sec. a.C.; quello più recente, praticato in basso (e che pertanto abbassa il livello del piano di calpestio) e di profilo rettangolare, è di epoca probabilmente augustea.

Lungo il corridoio si aprono diversi bracci su entrambi i lati, alcuni ciechi, per l’illuminazione e l’aerazione, altri usati in epoca romana come cisterne e poi come luogo di sepoltura dai cristiani, altri ancora terminanti nella terrazza che sovrastava il porto. Proprio questi ultimi e la terrazza, dove venivano collocate le catapulte e le armi di difesa, hanno modificato l’interpretazione sulla funzione del luogo: da antro oracolare della Sibilla Cumana a passaggio militare.

 
Dal piazzale di fronte all’uscita, dal quale si diparte la Via Sacra che conduce all’acropoli, è visibile una seconda galleria tufacea: la Crypta, altro impianto militare con il quale si collegò, in età tardo-repubblicana, il porto di Cuma col Portus Iulius sui laghi d’Averno e di Lucrino.

 
Proseguendo per la Via Sacra, si osservano sulla destra i resti di un edificio identificato con il Tempio di Apollo, di fondazione greca e poi ricostruito in epoca sannitica e romana, infine convertito in chiesa dai cristiani nel V sec. d.C., la cui particolarità consiste nelle colonne trilobate, ossia ricavate dalla fusione di tre fusti.

 
Più in alto è il cosiddetto Tempio di Giove, risalente al V sec. a.C. e ricostruito in epoca sannitica e poi in età giulio-claudia, infine trasformato in basilica e consacrato a S. Massimo dai cristiani. In particolare, avanzano oggi l’area del podio, con tracce dei muri perimetrali in opus reticulatum, e parti della cella centrale.

 
Di qui possiamo ammirare, nella città bassa, gli edifici del Foro, costruito tra il II e il I sec. a.C., con un portico a due ordini in tufo, dove si ergono i ruderi della cosiddetta Masseria del Gigante, forse un impianto termale di età imperiale, e quelli delle Terme realizzate nel II secolo d.C. Queste ultime presentano due ingressi, a sud e a est, ed erano riccamente decorate con colonne in cipollino, lastre marmoree e intonaci dipinti sulle pareti, mosaici e intarsi pavimentali in opus sectile.

 
Nella stessa area forense, sul lato a ovest, sorge il Capitolium, di epoca sannitica (IV-III sec. a.C.), completamente ristrutturato dai Romani, con alto podio di tipo italico, sul quale si apre la cella a tre navate, preceduta da un ampio pronao. Gli enormi busti marmorei, tra cui quello di Giove, in esso rinvenuti e risalenti al I-II sec. d.C., sono ora al Museo Archeologico Nazionale di Napoli.

 
Sulla lato a sud, invece, si trovano resti del Tempio con Portico, del quale si ignora la divinità di culto, forse da identificare con Demetra. Il tempio era posto su un alto podio con gradinata di accesso: ne avanzano il pavimento a lastre di travertino e, nella cella, il basamento per il simulacro del dio. Il tempio era recintato da un portico colonnato a tre lati con nicchie per statue e tre scalinate di accesso sulla fronte.

Sempre nella città bassa sono stati di recente portati alla luce i resti dell’Anfiteatro risalente al II sec. a.C., e, nell’antica area portuale, i ruderi di un santuario consacrato ad Iside.


Segnalazione di Siti

http://www.ulixes.it uno dei portali più interessante per conoscere a fondo i luoghi significativi dei Campi Flegrei, ricco di immagini, mappe e descrizioni

http://www.archeona.arti.beniculturali.it/ portale dei Beni culturali della Campania

http://www.archemail.it/ gruppo archeologico Campano, volontari, newsletter

http://www.sibilla.net/  portale dei Campi Flegrei

http://www.culturacampania.rai.it/site/it-IT/Patrimonio_Culturale/ portale del patrimonio culturale della Campania

http://digilander.libero.it/Righel40/htm/cuma/CaLuCu/CaLuCu3.htm un’interessante scoperta (?) di strani segni sulle rocce che fanno pensare ad un antichissimo calendario lunare

http://www.solfatara.it/ tutto sul Vulcano Solfatara di Pozzuoli e dintorni

http://www.antrodellasibilla.it/sibilladicuma.htm sulla Sibilla Cumana